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chiusure e porte blindate, basculanti, serramenti in Pvc ~ Vigodarzere, Padova / Jesolo Lido, Venezia
Vigodarzere-Padova

~ Vigodarzere (Padova)

Vigodarzere è una cittadina dell'immediata periferia di Padova, racchiusa tra il fiume Brenta ed il torrente Muson dei Sassi, uno dei pochi affluenti di sinistra del fiume in questa parte mediana della pianura veneta.
E' un po' terra di cerniera tra le contraddizioni di una grande città storica forse vittima della modernità, quale Padova, le grandi arterie di espansione industriale, quali le statali del Santo e della Valsugana, e la campagna veneta qui ancora riconoscibile in qualche tratto peculiare.
Elemento caratterizzante è il fiume Brenta che, nel suo tratto fino a Curtarolo, presenta aspetti naturalistici tutto sommato pregevoli e, soprattutto, facilmente fruibili anche dai padovani con la possibilità di brevi e facili escursioni in bicicletta.

Il nome è di chiara origine romana. Numerosi sono i ritrovamenti archeologici culminati con il ritrovamento di un pavimento a mosaico di epoca imperiale a Saletto.
"Vicum Aggeris" era un villaggio fortificato posto sul lato meridionale della grande centurazione romana del camposampierese / noalese. Si trovava sul cardine della strada (Aurelia) per Asolo e al bivio con la strada che puntava a Bassano del Grappa e in Valsugana. Testimonianza di questo i nomi delle località Tavo (ottavo miglio) e Non (nono miglio - Santa Maria di Non). Strada ora ritracciata nella statale della Valsugana passante per Limena e Curtarolo.

In epoca romana da queste parti passava un ramo secondario del fiume, il "Medoacus Minor", staccatosi probabilmente a Curtarolo, mentre il "Major", corso principale del Brenta, dirigeva più ad ovest ed entrava in Padova all'incirca sul letto attualmente occupato dal Bacchiglione.

Fu con la disastrosa alluvione del 589 che il corso del Brenta si fece varco sul solco del "Minor", corrispondente all'incirca all'attuale sede.

Il 589 fu, in effetti, un anno epocale per la storia padovana e non solo. La disastrosa alluvione fu un evento di proporzioni bibliche. Con essa i più importanti fiumi della regione cambiarono corso.
Il Bacchiglione si spostò sull'alveo del Medoacus Major e divenne il fiume di quella città di macerie e poche anime quale era Padova a quel tempo.
L'Adige, con la famosa "rotta della Cucca", cessò di bagnare Cologna Veneta e la pre-romana capitale atestina di Este. Il grande fiume resterà disalveato per secoli ed impaluderà le Grandi Valli Veronesi ed il Polesine.

Ma il 589 fu anche l'anno che per il nostro territorio suggellò la definitiva dissoluzione dell'impero ed il culmine delle ondate barbariche con l'invasione longobarda di Re Alboino lungo la direttrice della via Postumia. Nel 601 Agilulfo, re dei Longobardi, assedia, conquista, saccheggia, rade al suolo Padova. Della città, e dei dintorni, resterà un ammasso di rovine con pochissimi abitanti, Padova diverrà insignificante villaggio per molti secoli.

Se Vigodarzere, fino ad allora, aveva vissuto una tranquilla vita contadina ai margini della centuriazione romana, da allora seguirà le sorti di Padova trovandosi ad un importante nodo strategico alle porte della città. Tutti gli eserciti assedianti fecero campo base in queste terre. Dai Franchi, nel 774, agli Ungari, nel 900, all'ultimo, grandioso, assedio dell'imperatore Massimiliano alla guida delle truppe della Lega di Cambrai nel 1509.

Attorno al mille s'insedia, con relativo castello, la nobile famiglia di investitura imperiale dei Vigodarzere che, per vicissitudini personali dei componenti, assieme ai Camposampiero, finirà per essere l'acerrima nemica degli Ezzelini. La dinastia si estingue nel primo ottocento con la fusione con i Cittadella.

Dal 1405, con la sconfitta della signoria Carrarese, tutto il territorio padovano, quindi anche Vigodarzere, passa sotto i veneziani. Il periodo della Serenissima s'impone senza soluzione di continuità, in un clima di relativa pace e benessere, fino alla caduta del 1797 ad opera di Napoleone.
Unica eccezione le note vicende legate alla guerra difensiva contro gli imperiali e la Lega di Cambrai nei primi decenni del '500.


Nel territorio di Vigodarzere sono ancora presenti numerose testimonianze artistiche ed architettoniche, principalmente riconducibili al periodo veneziano. Tra queste:

Villa Mussato-Farini-Morosinotto, nella frazione di Tavo, di impianto trecentesco rifatta nel settecento. Era la residenza di campagna dei Mussato e qui nacque Albertino Mussato (1261-1329), illustre umanista e politico.
Villa Farini-Brezzo, sempre nella frazione di Tavo, della prima metà del '600.
Villa Trevisan-Pisani-Romanin, a Saletto, della prima metà del '500.
Villa Tron-Giacomelli-Asti, a Saletto, classicheggiante edificio di ispirazione palladiana dell'inizio '600.
Villa Nardi, di impianto tardo-rinascimentale.
Villa Marin-Zusto-Vendramin, attuale sede municipale. Classica villa veneta cinquecentesca, caratterizzata da un ampio porticato e da un piccolo oratorio.

Su tutte spicca, per importanza artistica e storica, l'imponente Certosa di Vigodarzere, ora purtroppo in grave stato di degrado e parzialmente in abbandono. Si tratta di uno dei più significativi siti della storia cinquecentesca padovana.
vedi le foto

~ Vigodarzere e gli argini del fiume Brenta

Colori e nebbie del tardo autunno lungo gli argini del fiume Brenta a Vigodarzere.
Il percorso è ciclopedonale e si inserisce nell'Anello Ciclabile della città di Padova che gira tutt'attorno alla città percorrendo gli argini del fiume Brenta, del canale Brentella, del fiume Bacchiglione, del canale Scaricatore e San Gregorio e del canale Piovego. Un percorso cicloturistico molto interessante di circa 50 km, consigliabilissimo a tutti.

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~ La Certosa di Vigodarzere

"Cartusia Paduae Sancti Hieronimi et Sancti Bernardi" è il quattrocentesco edificio monastico che, durante le vicissitudini legate alla guerra contro la Lega di Cambrai, si trovava nei pressi dell'attuale viale Codalunga lungo la spianata delle mura di Padova, costruite appositamente dai veneziani per difendersi dalle terribili bombarde di Massimiliano d'Austria.
L'edificio venne raso al suolo per non opporre ostacoli alla difesa ed il pietrame utilizzato per la costruzione delle mura stesse.

Al termine della furiosa ondata bellica, l'ordine certosino decise la costruzione di un nuovo prestigioso monastero, ma in un luogo più appartato e meditativo.

Venne naturale la scelta lungo le rive del Brenta, sede facilmente raggiungibile in barca da Venezia, sui terreni ereditati dall'ordine dal Vescovo di Padova.

I lavori iniziarono nel 1534, guidati dall'architetto Andrea Moroni, direttore degli infiniti lavori alla Basilica Benedettina di Santa Giustina. Proseguirono per circa trent'anni, guidati da Andrea Da Valle dopo la morte (1560) del Moroni.

I certosini s'insediarono nel 1560, tuttavia furono sempre in numero assai ridotto rispetto alle potenzialità logistiche della struttura. La Certosa non ebbe mai un ruolo di primo piano nello scenario religioso veneziano. Nel 1768, causa un decreto della Repubblica, come tutti i monasteri con meno di dodici monaci venne soppressa ed i beni incamerati dalla Serenissima.

Inizia così il lento ed inesorabile declino che vide l'imponente struttura ceduta a privati.
Parti dell'edificio principale furono adattati a residenza di campagna dal marchese Antonio Zugno, proprietari dal 1780. Altre strutture furono trasformate in fattoria e magazzini agricoli, sistemandovi dei mezzadri. Un'interea ala fu demolita e, nel frattempo, non mancarono atti di vandalismo e profanazioni.

Ma i danni maggiori sono dovuti ai due eventi bellici.
Nella prima guerra mondiale venne occupata quale caserma di retrovia, mentre nella seconda fu usata inizialmente come polveriera e, successivamente, come luogo di raccolta e sistemazione per gli sfollati a seguito dei bombardamenti di Padova.

Attualmente l'intero complesso è di proprietà privata, i conti Passi, eredi dei Zugno, ed in parte utilizzato come casa contadina.

La struttura è notevole dal punto di vista dell'architettura monastica cinquecentesca, come pregevole è la collocazione ambientale ancor oggi parzialmente conservata e di sicuro fascino. Purtroppo molte sono le parti in forte degrado se non abbandonate.
E' uno dei pochi esempi ancora rimasti in provincia.


La visita è possibile solo esternamente ed è fortemente consigliabile per il fascino che sa suscitare questo angolo relativamente intatto della campagna padovana e va fatta in bicicletta percorrendo l'argine del fiume Brenta.

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Comune di Vigodarzere

testi e fotografie gentilmente concessi da

Magico Veneto